Briciole di Emozioni e di Web…Fasix

…volevo cambiare il Mondo, ma il Mondo ha cambiato me.

L’Attesa

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L’ATTESA
Andrea “Lensflare” Debbi 

 

È l’una di notte.

Il vento gelido che mi sfiora elettrico ed affilato sembra uno spirito che non trovi pace.

Ha il sapore della montagna, ha il suono della montagna, ha il profumo della montagna.
Fermo al ciglio della strada, il bavero del tre quarti alzato, con una mano in tasca e l’altra a tenere ben stretto il telefono in attesa del tuo cenno. Devo

attendere un tuo cenno, ogni volta. Rileggo l’ultimo messaggio “..sono appena arrivata a casa, tu che fai?”
Devo risponderti?
Devo risponderti che sto sfidando il freddo gelido di questa notte d’Aprile, devo risponderti che non sono a casa al caldo come tutte le sere, ma sto

attendendo che tu mi faccia un cenno, per poterti dire che mi trovo a portata di pensiero da te, e che se capirò dalle tue parole che ora mi vuoi, sono

pronto a suonare al campanello di casa tua?
Sibili di un vento che fiacca la mia coscienza sono l’unico suono in questo spettrale silenzio. Pini che si muovono come ipnotizzati, nessuno in strada,

neanche i cani randagi.
Ed io che sarei già in piedi nel tuo salone, a contemplare il tuo sguardo, rapito dal movimento lieve di quel tuo vestito

sempre impeccabile, come se ti fosse stato disegnato addosso. Ed io che sarei già occhi negli occhi, a spezzare con l’anima queste catene, questo

inesorabile psicodramma che ci ostiniamo a rappresentare ogni notte, lontani un milione di miglia, ma vicini da farci male, mentre sadicamente

torniamo a recitare la solita parte del giusto e dello sbagliato, del che sarà, mentre il desiderio ci consuma dall’interno come un tarlo si ciba del suo

Luigi XIV lasciandone nel tempo solo il vetro molato delle ante a testimoniare la grandezza di un qualcosa che non è più.
Ed io che avrei di

nuovo quel sorriso a metà, come un cielo che scorre di lato, mentre mi sfilo la cravatta con una mano, mentre l’altra convulsamente cerca tra i tuoi

capelli, frugando ossessa, mossa dall’anelito di quel bacio che mille volte abbiamo immaginato e che ancora adesso ci eccita ed impaurisce.
E tu che

saresti così sorpresa, spalancando quelle rocce di mare tramite le quali mi parli, reclinando la testa indietro ed offrire alle mie labbra anelanti la pelle

del tuo collo, delle tue spalle, sospirando un piacere represso per troppo tempo, cercato, nascosto, rivoltato e di nuovo rinnegato, per l’ancestrale

umana paura di perdere quel qualcosa di indefinito che esiste solo nella nostra fantasia, o in qualche stringa digitale che rimpalla di notte tra le celle di

qualche operatore telefonico.
Tu staresti così, evanescente nella penombra, appoggiata di schiena sulla spalliera del sofà reggendo con la mente i

tuoi sensi che cadono ai miei piedi come piccoli frammenti di cristallo, scintillanti e fragorosi nella loro voluttuosa fragilità. Abbandonata al mio

ardore che esploda come una supernova ad incendiare l’universo dell’umana lascivia.
Come un alito del vento screziato del tuo profumo francese

la mia mano sui tuoi fianchi, sul dorso quel tessuto raffinato, sul palmo e sotto le dita la pelle di una seta mistica e speziata, calda e tremante fiamma

madre dell’incendio che ci vedrà ardere prigionieri dei nostri stessi corpi.
Come lama di un rasoio adamantino la passione a rapire i respiri ed

ingoiare la notte incipiente, mentre le pupille si abituano alla penombra e le tue curve si cominciano a delineare chiare, mentre il reggiseno cade a terra

silente, mentre la mia mano solleva il tuo vestito carezzando le tue gambe, mentre le mie labbra incollate ai tuoi seni vibrano di piacere all’unisono

con te, che lasci questo angolo di mondo terreno per librarti nell’aria in un istante di volo emozionale.Tu ora stai glissando, svicolando

sull’argomento.. hai immaginato, non sei pronta. Mentre gli unici brividi che sento sono quelli del freddo continuo a rispondere ai tuoi messaggi,

rendendomi conto di essere ancor lontano dal ricevere il cenno..
Eppure ora i brividi sarebbero ben altri, con te che mi prendi la testa tra le mani

come una coppa di Veuve Clicquot ma non per bere, ma per riempirla di nettare divino, facendomi scivolare sul tuo ventre, aggrappato con le labbra a

quella pelle vogliosa, ad ascoltare da vicino il tuo respiro farsi ritmato, sempre più rapido per ossigenare un sangue eccitato, mentre assapori ancora il

gusto dei miei baci sulle tue labbra, perversamente senti la mia lingua farsi strada tra ben altre labbra, che senti essere parimenti umide, grondanti

eccitazione e piacere.
Eppure la sensazione sarebbe ben altra, mentre passerei la mia intera giovinezza con il viso incollato tra le tue gambe, ad

esplorare il frutto della passione aprendolo pian piano con due dita, spostando le Grandi Labbra per poter assaporare in fondo la delizia del tuo intimo,

fermandomi a giocherellare con il tuo piacere, mentre le braccia cominciano a dolermi per lo sforzo di tenerti ferma, mentre sei in preda delle

convulsioni, degli spasmi, soffrendo per non urlare al mondo il brivido che ti sta squassando dall’interno.
Eppure sarebbe un altro vivere, un altro

stringere tra le mie mani, invece di questo freddo pezzo d’alluminio sul quale leggo i tuoi pensieri in risposta ai miei, avere invece i tuoi capezzoli da

sfiorare mentre si eccitano, il tuo seno da accarezzare, stringere, palpare per riempirmi di te, per riempire a piene mani della vita florida, rigogliosa,

giovane, della vita che vuole essere vissuta e non psicanalizzata, non rinnegata in nome della paura, della indecisione…
Sarebbe un altro sapore a

bagnare le mie labbra, il mio viso, mentre il tuo piacere mi inonda con un guizzo dei tuoi nervi vinti dall’orgasmo, proiettandoti l’anima fuori dal

corpo, stravolgendo le tue certezze, abbattendo completamente le tue difese, mentre il tuo vestito Calvin Klein giace immobile ai nostri piedi,

simulacro della tua personalità vinta e vincitrice, mentre oramai persa nel turbine irresponsabile del delirio liberi la tua voce sospirando l’inno alla

vita che va vissuta. Il vento si è fermato. Il cenno volutamente non è arrivato. Risalgo in macchina diretto verso casa mia. Stasera l’incontro non è

avvenuto… il tempo sarà l’unico testimone di quel che avverrà.

 

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Written by Fasix

2 ottobre 2011 a 12:56

8 Risposte

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  1. Grazie di aver pubblicato il mio racconto breve… è un onore per me che vi sia piaciuto…

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    Andrea

    11 febbraio 2016 at 14:48

  2. questa domani me la voglio leggere bene…

    Mi piace

    poemonapage

    14 ottobre 2011 at 00:54

  3. Da gustare attimo per attimo.

    DIS.

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    DISTRATTA

    5 ottobre 2011 at 14:07

    • Fà piacere che la lettura sia gradita nonostante il racconto non sia mio. Le scelte comunque esse siano danno i loro risultati. Ciao Fà.

      Mi piace

      Fasix

      5 ottobre 2011 at 17:05

  4. Scusami, non ho capito se è un Tuo racconto o altro
    Comunque anche se ben descritto, le emozioni intime preferisco tenermele per me.
    Un caro saluto
    Gina

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    sonoqui

    2 ottobre 2011 at 18:34

    • Ciao Gina, non è un mio racconto. Non sono un bravo scrittore. Un racconto tratto dal libro che si evince dal link al titolo. Buona serata, un abbraccio.

      Mi piace

      Fasix

      2 ottobre 2011 at 20:19


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